A cinquant'anni dalla sua uscita, il capolavoro di Martin Scorsese "Taxi Driver" continua a essere uno dei film più perturbanti, influenti e discussi della storia del cinema. Con uno speciale monografico, "Wonderland", si focalizza sulla pellicola, arrivata nei cinema nel 1976, Palma d'Oro a Cannes, che ha intercettato come pochi altri il malessere profondo dell'America post-Vietnam e post-Watergate, trasformando la deriva individuale di un uomo solo in una spietata fotografia di un'intera società. Un approfondimento che vuole attraversare il mito, la genesi e l'eredità del film, ricostruendo il contesto storico, culturale e urbano da cui nasce il personaggio di Travis Bickle, un reduce del Vietnam, insonne, alienato, che guida un taxi nella New York notturna e degradata degli anni Settanta: una città ferita dalla crisi economica e dal disagio sociale, violenta, attraversata da razzismo, solitudine e pulsioni autodistruttive. È qui che prende forma uno degli antieroi più radicali del cinema moderno, incarnato da un indimenticabile Robert De Niro. Lo speciale ripercorre l'incontro decisivo tra Scorsese, la produttrice Julia Phillips e lo sceneggiatore Paul Schrader, che riversa nel film le proprie ossessioni autobiografiche, le sue letture esistenzialiste e l'educazione calvinista. Attraverso rare immagini d'archivio, materiali di repertorio e interviste d'epoca al regista e allo sceneggiatore, "Wonderland" indaga ogni aspetto di "Taxi Driver": la regia febbrile, la fotografia iperrealista di Michael Chapman, le influenze artistiche e cinematografiche di Scorsese, fino all'uscita in sala, il successo e la stagione dei premi con conseguente delusione alla cerimonia degli Oscar del 1977.